
Negli Stati Uniti, a cavallo tra gli anni ’40 ed i ’60 del secolo XX, nasce e si sviluppa la Psicologia Umanistica, un movimento di pensiero alternativo sia alla Psicoanalisi che alComportamentismo, i due modelli che avevano dominato il panorama della psicologia fino a quel momento.
La portata innovativa del contributo offerto dagli studiosi appartenenti a tale corrente fu talmente grande che portò presto a definire la Psicologia Umanistica “Terza Forza”.
Della terza forza entrarono a far parte molti studiosi caratterizzati da approcci e orientamenti diversi, ma accomunati da un punto di vista nuovo sull’uomo: la Psicologia Umanistica, infatti, differenziandosi da Psicoanalisi e Comportamentismo, definisce l’essere umano come personanella sua totalità, agente di scelte libero e responsabile. Con la nascita della terza forza assistamo quindi all'emergere di un nuovo paradigma relativo alla visione della natura umana.
Tutti i diversi approcci umanistici condividono alcuni elementi fondamentali legati proprio a questa rivoluzionaria prospettiva sull’essere umano, in particolare (Ferreri A. M., 2005):
- la centralità e l’unità della persona:
- il riferimento all’approccio fenomenologico
- la rilevanza data alla tendenza alla realizzazione e alla crescita
- la fiducia nella capacità umana di autodeterminazione
L’essere umano viene considerato il maggior esperto della propria esperienza personale caraterizzato di una innata tendenza alla crescita ed all'autorealizzazione.
Ecco come Rogers descrive tale tendenza attualizzante: “Possiamo dire che c’è in ogni organismo, a qualsiasi livello, un flusso sotterraneo di movimenti verso una realizzazione costruttiva delle sue inerenti possibilità. Anche negli esseri umani c’è una tendenza naturale verso uno sviluppo più complesso e completo. Il termine che viene usato con maggiore frequenza per alludere a tutto questo è “tendenza attualizzante”, ed è presente in tutti gli organismi viventi. Sia che si parli di un fiore o di una quercia, di un verme fangoso o di uno splendido uccello, di una scimmia o di una persona, credo che faremmo la cosa migliore a riconoscere che la vita è un processo attivo e non passivo. Sia che lo stimolo provenga dall’interno o dall’esterno, sia che l’ambiente sia favorevole o sia sfavorevole, i comportamenti di un organismo possono essere compresi in termini del mantenimento dell’arricchimento e della riproduzione di se stesso. E’ questa la natura stessa del processo che definiamo vita. Una tendenza del genere è all’opera in ogni momento. E di fatto, solo la presenza o l’assenza di questo processo totalmente direzionato ci consente di dire se un organismo è vivo o morto.” (Rogers, 1980 trad. it. p. 103)
Bibliografia
- ROGERS C.R (1980) A way of being, Houghton-Mifflin, Boston, (trad. It. Un modo di essere, Martinelli, Firenze, 1993)
- ROGERS C.R. - KINGET G.M. (1970) Psycothérapie et relations humaìnes théorie et pratique de la thérapie non-dìrective, Editions Nauwelaerts, Louvain (Trad. It Psicoterapia e relazioni umane, Bollati Boringhieri, 1970)
- ROGERS C.R. (1961) On becoming a person, Houghton-Mifflin, Boston, (trad. It. La terapia centrata sul cliente, Martinelli, Firenze, 1994)
- ROGERS, C. R. (1957) The necessary and sufficient conditions of therapeutic personality change. Journal of consulting psychology, 21, 95-103
- FERRERI A.M. (2005) groups.msn.com/acpitalia/psicologiaumanistica1.msnw
- ROGERS C.R. - RUSSELL D.E.. (2002) Carl Rogers. The quiet revolutionary. An oral history, (Trad. It Carl Rogers: un rivoluzionario silenzioso, Edizioni La Meridiana, 2006)








